Nella Giornata dell’Alzheimer la Rsa di Mottafollone celebra il vissuto che si cela tra le pieghe delle emozioni

I ricordi non spariscono all’improvviso: a volte cambiano forma, si nascondono tra le pieghe di un’emozione o si aggrappano ad un legame che resiste al tempo. In occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimer che si celebra il 21 settembre, la Rsa di Mottafollone (Cs) ha scelto di guardare oltre la malattia per celebrare, invece, ciò che resta. Il simbolo di questa promessa è diventato “L’albero dei ricordi”: un grande ramo di cartone che, grazie a nuvole viola e pensieri scritti a mano dagli ospiti insieme ai loro familiari, è tornato a fiorire di vita, affetto e frammenti di felicità che nessuna diagnosi potrà mai cancellare.

Per la ricorrenza internazionale, l’équipe multidisciplinare ha proposto, infatti, un’iniziativa dal significato profondo e delicato, pensata non per soffermarsi esclusivamente sulla malattia, ma per valorizzare la memoria che permane, i legami che resistono alla dimenticanza e le emozioni che continuano a vivere anche quando i ricordi sembrano affievolirsi. Tale attività ha previsto l’allestimento di un grande albero di cartone quasi spoglio. Ogni ospite, insieme ai propri familiari o con il supporto degli educatori, ha avuto la possibilità di appendervi una nuvola con sopra un fiocco viola, colore simbolo dell’Alzheimer, riportando su di esso un ricordo bello e significativo.

Il laboratorio creativo. Tutto l’occorrente per realizzare l’installazione era stato predisposto nei giorni precedenti la ricorrenza, quando gli ospiti erano stati coinvolti in diverse attività laboratoriali creative durante le quali hanno preso vita i fiocchi, i fiori di carta e le nuvole diventate supporto dei ricordi; il tutto anche a corredo dello striscione con la scritta “L’albero dei ricordi”. L’équipe ha, invece, preparato la “scatola dei ricordi”, inserendo al suo interno degli oggetti particolarmente evocativi che potessero fungere da stimolo in un “gioco” per il potenziamento della memoria autobiografica: ago e filo, per rappresentare il desiderio di “rattoppare” e ricucire i pezzi dei ricordi, così come i legami che nel tempo hanno unito le persone e le esperienze vissute. Il filo diventa simbolicamente il legame che tiene insieme frammenti di vita, relazioni e memorie; una cassetta audio, per richiamare la possibilità di registrare, conservare e riascoltare i ricordi nel tempo. Come una melodia armoniosa, le voci e i racconti custodiscono emozioni e momenti significativi, permettendo di farli rivivere attraverso l’ascolto; una macchinetta del caffè, quale simbolo del risveglio e della condivisione. Il caffè richiama infatti quei momenti quotidiani di incontro e convivialità, durante i quali nascono conversazioni, racconti e ricordi condivisi. È quindi un invito a “risvegliare” la memoria attraverso il dialogo e la relazione con gli altri.

L’excursus informativo. La mattina del 21 settembre, il direttore sanitario Giovanni Rosignuolo ha inaugurato la giornata dando il benvenuto ai familiari presenti ed a tutti gli ospiti. Il suo intervento ha toccato profondamente i partecipanti, in particolare durante la lettura di una lettera di un figlio al padre affetto da Alzheimer. Le parole “ogni figlio sarà padre di suo padre” hanno creato un momento di intensa emozione, richiamando il valore della cura, della reciprocità e dell’amore familiare. È seguito l’intervento della psicologa Angela Cappello che ha accompagnato i presenti in una riflessione attenta e sensibile sull’Alzheimer, descrivendolo come una malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce soprattutto la memoria e le capacità cognitive e rappresenta la causa più comune di demenza. La psicologa ha illustrato i primi segnali della malattia, come la difficoltà nel ricordare informazioni appena apprese, la tendenza a ripetere le stesse domande, il disorientamento nel tempo e nei luoghi, le difficoltà di linguaggio e i cambiamenti dell’umore o del comportamento. Particolare attenzione è stata dedicata alla dimensione emotiva della persona con Alzheimer. Come è stato sottolineato, la malattia può modificare il modo in cui una persona vive e manifesta le emozioni, ma non cancella la capacità di provare sentimenti. Anche quando la memoria si deteriora, può rimanere viva la sensazione di essere stati trattati con gentilezza, rassicurati o fatti sentire al sicuro. Per questo, nella relazione con una persona con Alzheimer, diventa fondamentale non solo ciò che si dice o si fa, ma soprattutto come la si fa sentire. Cappello ha ricordato che un paziente con Alzheimer non è soltanto la sua malattia, ma una persona con una storia, sentimenti e un bisogno profondo di essere riconosciuta. Un sorriso, una voce calma, una carezza, se gradita, o semplicemente la presenza di qualcuno possono trasmettere tranquillità e sicurezza. Prendersi cura, dunque, non significa soltanto assistere nelle attività quotidiane, ma anche accompagnare emotivamente, offrendo ascolto, rispetto e dignità.

La storia di Francesco e Natalina. Nei giorni precedenti, insieme agli ospiti, si era discusso a lungo dell’argomento anche attraverso la lettura di alcune storie. Una in particolare li ha colpiti profondamente, tanto da volerla condividere con i familiari e con tutti i presenti durante la mattinata. Si è trattato della storia di Francesco e Natalina, un racconto di amore, memoria e fedeltà attraversato dal tempo, dalle difficoltà e dalla malattia. Francesco, nato novant’anni prima a Militello, raccontava la sua vita semplice, la passione per la musica, l’amore per Natalina, la loro unione costruita con sacrificio e tenerezza, e il dolore della malattia che, negli anni, aveva iniziato a portare via i ricordi della sua compagna. Nonostante l’Alzheimer avesse cambiato molte cose, Francesco continuava a riconoscere in Lina la donna della sua vita. Ogni giorno le portava la sua presenza, la sua chitarra e le canzoni d’amore che avevano accompagnato la loro storia. Quando lei sorrideva ascoltando una melodia conosciuta, per lui quel sorriso era la prova che qualcosa, al di là della malattia, continuava a resistere. “L’Alzheimer si è portato via tutto, ma non lei”, recitava il racconto: parole che hanno restituito con forza il senso più autentico della giornata, ricordando che l’identità di una persona non si esaurisce nella perdita della memoria.

La partecipazione attiva. Al termine degli interventi, ogni ospite ha scritto il proprio ricordo, alcuni insieme ai familiari, altri con l’aiuto degli educatori, e lo ha appeso all’albero. Quel gesto semplice ha trasformato l’attività in un momento di partecipazione e condivisione: ogni fiocco, ogni parola e ogni ricordo hanno contribuito a far “fiorire” l’albero, rendendolo immagine concreta di una memoria che, pur fragile, continua a generare emozioni e legami. Successivamente, l’educatrice Gallo ha aperto la scatola dei ricordi, dando inizio all’attività di reminiscenza. Attraverso la vista e il tatto, gli ospiti sono stati invitati a esplorare gli oggetti e a condividere emozioni, immagini e ricordi personali: Giuseppina ha ricordato quando cuciva i vestiti per le figlie toccando l’ago ed il filo; Antonio ha guardato l’audiocassetta ed ha ricordato che con l’aiuto di una penna riavvolgeva il nastro; Francesco ha riassaporato l’abitudine di bere il caffè insieme alla moglie Ida grazie alla macchinetta.  

Le ricadute positive. Alla fine della giornata, l’albero di cartone non è stato più soltanto un supporto decorativo, ma è diventato un mosaico di esistenze uniche. Ogni nuvola appesa tra i rami ha dimostrato che i ricordi, quando vengono condivisi con amore, non svaniscono mai nel modo in cui temiamo: cambiano casa e continuano a fiorire, ricordando a tutti che la cura più autentica è quella che sa custodire l’anima. L’iniziativa della Rsa di Mottafollone ci consegna una lezione preziosa che va ben oltre la data del 21 settembre: ci ricorda che di fronte all’Alzheimer non si è mai soli finché c’è una comunità – fatta di specialisti, educatori, operatori e familiari – pronta a tendere una mano. Perché un ricordo condiviso non è solo un frammento del passato recuperato, ma un ponte d’amore proiettato verso il domani.

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