Iniziativa pacifista delle Rsa cosentine che rinsaldano la loro cooperazione e potenziano l’offerta educativa
Si sono unite per dichiarare un unico grande sonoro “no” alla guerra e diffondere pensieri e azioni di pace: le Residenze Sanitarie Assistenziali del territorio cosentino hanno realizzato una grande operazione pacifista coordinata dall’équipe psico-socio-educativa della Rsa di Mottafollone (Cs). In occasione della Giornata internazionale della pace che ricorre nel mese di settembre, la Struttura capofila ha promosso un’iniziativa simbolica e condivisa dal titolo “La pace si cuce insieme”, coinvolgendo le consorelle “Villa Torano” di Torano Castello, il Centro di riabilitazione e casa protetta “Don Milani” di Lungro e la Rsa di Spezzano Albanese. L’obiettivo è stato semplice ma profondo: realizzare una grande bandiera collettiva della pace, composta dai lembi di stoffa creati da ciascuna struttura, in un gesto concreto di unità e dialogo ma anche di collaborazione sinergica tra i professionisti delle quattro équipe del gruppo.
Poter esprimere il proprio messaggio di pace attraverso colori, simboli e parole, trasformando un’attività artistica in un potente veicolo di speranza e fratellanza, e, poi, integrarlo con quello di altri ospiti dello stesso territorio d’appartenenza, ha rappresentato per ciascun partecipante un’occasione di confronto e di lavoro congiunto, attivo e partecipato che ha portato immediati benefici in termini di benessere ma è stato anche in grado di garantire, dal punto di vista delle diverse Strutture, la condivisione delle loro migliori pratiche e la creazione di una rete di supporto ancora più solida e innovativa per i nostri nonnini e le loro famiglie.
Un simbolo costruito insieme. Ogni Struttura ha realizzato un lembo della bandiera, dando forma e colore al proprio messaggio di pace attraverso disegni, parole e simboli. Un lavoro di gruppo che ha unito persone, esperienze e sensibilità diverse, nel segno dell’unione, della collaborazione e del dialogo. L’abbraccio che è stato al tempo stesso simbolico e concreto tra gli operosi pacifisti è avvenuto nel pomeriggio del 30 settembre quando a Mottafollone sono giunti i familiari degli ospiti, le delegazioni delle diverse Rsa partecipanti, le autorità civili e religiose, i tanti professionisti coinvolti. Tra gli altri, hanno preso parte: Luigi Pansini, Medico responsabile di “Villa Torano”; per l’amministrazione comunale di Mottafollone, il sindaco Romeo Basile, il vicesindaco Giancarlo Iannuzzi, l’assessore Luigi Bruno ed il presidente del Consiglio, Carmelo Basile; il sindaco di Malvito, Francesca D’Ambra; per la confraternita Misericordia di San Sosti, il governatore Francesco Aragona. Ad accoglierli il Direttore sanitario di Mottafollone, Giovanni Rosignuolo, ed i rappresentanti della Governance aziendale. Durante i saluti istituzionali, tutti hanno ribadito il valore dell’iniziativa: quattro strutture unite in un’unica voce per la pace, un risultato che rappresenta la forza del dialogo e della collaborazione.
Musica, emozioni e colori. Il programma dell’evento è stato ricco e variegato: il primo momento artistico ha visto l’esecuzione del brano “C’era un ragazzo”, introdotto dall’educatrice Francesca Paletta attraverso una riflessione sul potere universale della musica: «La musica da sempre è un potentissimo strumento di comunicazione: veicola emozioni, idee, sentimenti, rafforza i legami sociali e supera le barriere. In questa giornata vogliamo lanciare il nostro messaggio di pace anche attraverso di essa». Il maestro Giuseppe Lo Polito e la corista Angelica Contarino hanno interpretato con intensità il brano, simbolo di protesta contro ogni guerra e dedicandolo a tutte le vite spezzate dai conflitti. Il momento più atteso è arrivato sulle note di “Girotondo intorno al mondo” di Sergio Endrigo, quando gli ospiti, guidati dalle educatrici, hanno unito i quattro lembi della bandiera, creando un’unica grande opera collettiva: un simbolo di pace nato da mani diverse ma legate da un intento comune.
Le voci dei protagonisti. Le équipe hanno raccontato le emozioni e i significati legati al proprio contributo: «La Rsa non è un luogo chiuso nella sofferenza, ma uno spazio dove l’anziano può continuare a soddisfare i propri bisogni e a coltivare speranza». Per i partecipanti di “Villa Torano” il proprio lembo di stoffa rappresenta «un messaggio di pace e di fiducia nel futuro» così come per il gruppo del Centro “Don Milani” è simbolo di pace: «Durante i laboratori, gli ospiti hanno condiviso riflessioni intense: La pace è libertà. La pace è tutto, il culmine di qualsiasi benessere. La guerra è rovina… La pace inizia tra le mura domestiche. In lingua arbereshe: “benj e bemj paqe”, fate e facciamo pace». Il risultato è un’opera nata da mani, cuori e voci diverse, unite dal desiderio di diffondere dialogo, speranza e amore. Mani che sorreggono il mondo per gli ospiti della Rsa di Spezzano Albanese: «il nostro vuole essere un messaggio che ricorda come la vera forza serva per unire e sostenere, non per distruggere e dividere». Forza e amore, le armi invisibili più potenti per i partecipanti di Mottafollone, il cui lembo ha voluto trasmettere «un messaggio disarmante d’amore, la forza gentile che sa cucire insieme ciò che la guerra divide».
La memoria che insegna la pace. Tra i momenti più intensi, la testimonianza di Giuseppina Alfano, ospite nata nel 1927, che ha raccontato la propria esperienza vissuta durante la Seconda Guerra Mondiale: «Ero una ragazzina quando la guerra arrivò anche da noi, portando fame, paura e silenzio. Ricordo i bombardamenti, i soldati che prendevano il grano dai campi e le notti passate a cucire con mia madre. Ho vissuto la povertà, ma anche la speranza e la forza della famiglia. Oggi, a quasi cent’anni, porto nel cuore i ricordi di una vita intera. Le guerre, la povertà, il sacrificio, ma anche la speranza e la famiglia». Le sue parole, cariche di memoria e saggezza, hanno toccato profondamente i presenti, trasformando la giornata in un’occasione di riflessione condivisa attraverso un ponte di emozioni tra passato e futuro.
Tavola rotonda: riflettere per costruire. L’iniziativa si è arricchita anche del contributo specialistico di esponenti di spicco del panorama assistenziale e culturale calabrese. La tavola rotonda moderata dall’assistente sociale Giovanna Spingola, ha ospitato gli interventi di grande rilievo culturale e spirituale di: Daniela De Marco, autrice di testi dedicati ai temi della pace e della memoria; Vittorio Poggi, manager del gruppo imprenditoriale pgg healthcare; monsignor Salvatore Vergara, vicario generale della diocesi di San Marco Argentano–Scalea. La moderatrice ha anche letto l’intervento di Maria Francesca Magno dell’associazione culturale “Leggiamoci Su” che ci ha tenuto a condividere il suo apprezzamento per l’iniziativa pur impossibilitata a partecipare. Il confronto ha offerto spunti di riflessione sul valore della pace come impegno quotidiano, personale e collettivo.
Altrettanto significativo ed emotivamente intenso è stato il momento in cui tutti i presenti hanno affidato le loro speranze verso il futuro alle nuove generazioni, rappresentate per l’occasione dal piccolo Gabriel che ha scritto e recitato la sua poesia “La Pace e la Guerra”, un testo semplice ma estremamente toccante che ha racchiuso l’essenza del messaggio della giornata: «La pace cos’è?… La pace non è basta guerra, è amore in tutta la terra… La pace è amore. La guerra è odio». I suoi versi hanno commosso tutti i presenti, ricordando che la costruzione della pace inizia dai bambini e dai giovani e dal più semplice nucleo della società che è la famiglia.
Un canto per il mondo. In chiusura, tutti i presenti hanno intonato “Imagine” di John Lennon, inno universale alla fratellanza e all’amore, grazie anche al supporto ed all’audio service fornito gratuitamente da Pasquale Iannuzzi. Rinnovati nello spirito e con il cuore colmo d’amore, tutti i presenti hanno piacevolmente condiviso un momento conviviale che è stato un’ulteriore occasione di incontro e confronto, tra sorrisi, racconti e commozione. Un pomeriggio intenso, ricco di emozioni, che ha lasciato un segno profondo e un messaggio chiaro: la pace si costruisce insieme, giorno dopo giorno, con gesti semplici e mani unite.
Con “La pace si cuce insieme”, le strutture coinvolte hanno dimostrato che anche un piccolo gesto può diventare un grande messaggio collettivo. Una bandiera cucita a più mani, che unisce passato, presente e futuro sotto lo stesso cielo di speranza.
