I temi dell’unione e dell’accoglienza al centro dell’emozionante incontro con la scrittrice Daniela De Marco

“Per costruire un presente migliore è sempre importante recuperare pezzi di passato, imparare e far rifiorire il bene che è stato seminato e che spesso finiamo per dimenticare”. Sono dense di riconoscenza, amore, fiducia e speranza le parole della scrittrice Daniela De Marco a margine dell’incontro con gli ospiti della Residenza sanitaria assistenziale di Mottafollone (Cs). Dopo la bellissima esperienza vissuta durante la Giornata internazionale della Pace, De Marco è tornata nella nostra Struttura cosentina per diffondere, ancora una volta, parole e significati di pace e accoglienza e per ristabilire un legame con le generazioni passate, ritornare alla cura e all’accoglienza sincera, lontane dai condizionamenti attuali. Di concerto con l’équipe multidisciplinare, che ha condiviso da subito il senso profondo dell’iniziativa e preparato gli ospiti ad accogliere quest’opportunità di ascolto e creatività, ha così inserito questa sentita tappa all’interno del suo book tour, la camminata simbolica da San Sosti fino a Cutro, fatta di dialogo, ascolto e riflessioni sul tema delle migrazioni, della perdita, ma soprattutto della cura e della responsabilità collettiva.

L’incontro si è svolto il 4 dicembre scorso. L’assistente sociale Emilia Luci ha accolto la scrittrice e le sue collaboratrici, Annamaria Calonico e Concetta Cundari, impegnate con lei nel progetto “Mosaico”, esprimendo a nome di tutti la gratitudine di averle ospiti ed illustrando le finalità del laboratorio “Costruttori di speranza” pensato per unire letture, confronto e creatività. A partire dalle illustrazioni di un libro e dalle emozioni che sono in grado di evocare, agli ospiti è stato spiegato che sarebbero stati guidati nella realizzazione di piccole barche di carta, simbolo di speranza condivisa.

Daniela De Marco ha, quindi, dato voce al suo libro “Un viaggio”, una lettura in rima, quasi una filastrocca, capace di raccontare una tragedia con parole semplici ma incisive. Dopo la lettura, è iniziato un intenso momento di confronto sollecitato dalle parole delicate e potenti della scrittrice: «Abbiamo bisogno della vostra speranza. È vero, i bambini e i giovani sono il futuro, ma è attraverso i vostri vissuti che possiamo ritrovare la speranza di cui abbiamo bisogno». Le voci degli ospiti si sono intrecciate, portando riflessioni di grande profondità. Uno di loro ha richiamato il passo del Vecchio Testamento “Tu schiavo sei uguale al tuo padrone” per aprire una riflessione storica sull’umanità e sulle sue contraddizioni. Ha usato parole che hanno toccato tutti: «Il peggior nemico dell’uomo è l’uomo stesso. Ci difendiamo da noi stessi sminuendo i veri valori. Ogni conflitto distrugge ciò che si crea durante il percorso della vita».

De Marco ha chiesto, quindi, quale parola o frase avrebbero formulato incontrando uno sconosciuto: «Accoglienza, è chiaro» ha risposto con sincerità G. A quel punto la scrittrice non ha trattenuto la commozione: quel “è chiaro”, così naturale e spontaneo, racchiudeva un significato tutt’altro che scontato.

Arrivato il momento del laboratorio creativo, con il supporto dell’educatrice, dell’assistente sociale, della scrittrice e delle sue collaboratrici, ogni ospite ha realizzato la propria barca di carta, decorata con colori, parole gentili, frasi significative. Sullo sfondo la consapevolezza che una sola barca è fragile ma una flotta di barche è capace di spostare le barriere. E quando tutte sono state adagiate sul grande telo blu, la sala si è riempita di silenzio ed è stata pervasa da profonde emozioni. Negli occhi di tutti una luce brillante, nei cuori la soddisfazione di sentirsi parte attiva di un gesto simbolico, custodi di una memoria preziosa e trasmettitori di valori.

L’educatrice Gessica Sollazzo ha formulato le conclusioni ringraziando ancora una volta Daniela, Annamaria e Concetta per aver dedicato un’ora del loro tempo prezioso al laboratorio: «L’iniziativa – ha detto – si è rivelata fondamentale per trasformare la fragilità in forza, consentendoci di costruire una flotta che naviga con sicurezza nel mare blu della fiducia e della solidarietà».

Un incontro, dunque, semplice e intenso, ricco di umanità, in cui gli ospiti della Rsa “Mottafollone” hanno dimostrato che la speranza non è mai questione di età, ma di cuore, memoria e condivisione. Un piccolo viaggio che ha intrecciato storie, insegnamenti e un “mare” di simboli. E che continuerà a muovere le sue onde, dolcemente, ancora a lungo.

Daniela De Marco da più di dieci anni si occupa di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, mette a disposizione le sue competenze ed i suoi valori per aiutare chi è in grande difficoltà, un privilegio per lei che sente difficile da spiegare. Il sostegno all’accoglienza e all’integrazione di queste persone, è convinta, necessita anche di confronti costanti con le comunità che li ospitano. Scrivere libri che possono aiutare le persone a comprendere il dolore e le difficoltà dei migranti che fuggono via dai loro paesi di origine, è la naturale continuazione del suo lavoro, per fornire piccoli strumenti di conoscenza e condivisione.

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