Attori per un giorno alla Rsa di Mottafollone per l’iniziativa in occasione della Giornata della Legalità
“Finché un nome verrà pronunciato, nessun sacrificio sarà perduto” è la citazione che racchiude l’essenza della memoria, del valore eterno del ricordo e dell’amore. Ed è anche il titolo del cortometraggio realizzato dall’équipe multidisciplinare della Rsa di Mottafollone (Cs) in occasione della Giornata della legalità ed in memoria di Giovanni Falcone, vittima della strage di Capaci. Il suo nome, insieme a quello di Paolo Borsellino e di tutte le donne e uomini che hanno sacrificato la propria vita per la giustizia, è diventato il vessillo della lotta alla mafia, ma, soprattutto, il suo sacrificio ha fatto da spartiacque nella coscienza civile e democratica italiana. Finché ci sarà chi pronuncerà il suo nome ne custodirà l’esempio ed il suo ideale di legalità potrà continuare a dare frutto e, proprio partendo da queste considerazioni, nei giorni che hanno preceduto la ricorrenza nazionale che ricorda la strage del 23 maggio 1992, gli ospiti della nostra Struttura sono stati coinvolti in un ampio lavoro di approfondimento tematico che ha caratterizzato l’intera programmazione socio-psico-educativa. Hanno letto e discusso articoli relativi all’argomento durante le attività di Gruppo ascolto e di Terapia di orientamento alla realtà, si sono confrontati sui fatti di cronaca nei momenti dedicati alla lettura del quotidiano o delle pagine di un libro, ancora, hanno formulato riflessioni e ipotesi a partire dalla visione di un film, il tutto ripercorrendo insieme le strade del ricordo man mano che riaffioravano dalla memoria le notizie e le immagini relative a quei tragici momenti di 34 anni fa. Flash-back e sensazioni lontane nel tempo ma che, una volta stimolate, sono riapparse con una potenza dirompente. Da qui l’idea dell’équipe di trasformare il ricordo in presenza e partecipazione viva, così da proteggere la memoria e, contemporaneamente, attualizzarla attraverso le persone, le voci e gli sguardi.
Tutte le suggestioni nate dall’approfondimento e dal dibattito sono confluite in un cortometraggio che ha avuto una chiara sceneggiatura ed un cast attoriale dal grande spessore umano e valoriale e, perché no, che ha dato anche prova di grandi abilità interpretative! Il video della durata di 7 minuti circa è stato girato negli spazi della Rsa di Mottafollone: corridoi silenziosi, sale comuni, camere, cappella e giardino hanno fatto da cornice alla memoria condivisa. Protagonisti assoluti della semplice ma emozionante rappresentazione sono stati i nostri ospiti affiancati da educatori, infermieri ed operatori socio-sanitari. La narrazione è stata costruita attorno all’idea di mettere in scena un canonico appello scolastico al quale avrebbero risposto “presente” le più eclatanti vittime di mafia. Non una risposta formale, la loro, ma un gesto di testimonianza collettiva. Ogni “presente” è diventato memoria viva, segno che il sacrificio di chi ha combattuto la criminalità organizzata continua ad abitare nella coscienza del Paese. Il progetto ha avuto una grande partecipazione e risonanza a riprova del suo forte impatto emotivo e del suo valore educativo; ha avuto la capacità di unire generazioni diverse nel segno della memoria, della legalità e dell’impegno civile.
Il cortometraggio. La scena si apre sulla Struttura silenziosa ma animata da mani, da volti, ricca di fogli, libri e matite; la voce narrante dell’educatrice Francesca Paletta invita a riflettere sul valore dell’onestà, del dovere e della responsabilità collettiva: «Tutti vogliamo essere liberi ma per essere liberi prima di tutto bisogna essere onesti gli uni con gli altri». L’infermiera Katia Orefice pronuncia, quindi, i nomi dei compagni di questa particolarissima classe di “scolari”: Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Limuri, Walter Eddie Cosina, Claudio Traino, Francesca Morvillo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tutti nomi che rappresentano una parte indelebile della storia italiana: le vittime delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, sempre nel 1992, nella quale cadde anche il magistrato Borsellino. Particolarmente intensa la scena dedicata proprio a quest’ultimo, nella quale tutti gli attori rispondono “presente” in coro, trasformando il silenzio in partecipazione collettiva.
Il video prosegue con piani sequenza su mani che si stringono e volti che si commuovono per poi zoomare su tre rose rosse adagiate accanto ad una candela dorata, simboli di memoria, rispetto e speranza.
Nel finale, le parole dei nostri ospiti assumono il valore di un messaggio universale: la signora Francesca Paolino dice lentamente che “la mafia uccide ma il silenzio pure”; Antonio Contarino aggiunge che “la memoria è legalità”. È ancora una voce narrante a dettare il ritmo della storia, l’educatrice Gessica Sollazzo affida alla memoria il compito di mantenere vivi i nomi e il coraggio di chi ha scelto la giustizia: «Ci sono nomi che il tempo prova a portare via, ma che restano scolpiti nella coscienza di un Paese. Perché finché un nome verrà pronunciato, nessun sacrificio sarà perduto».
