Torna l’appuntamento col pellegrinaggio al Santuario di San Sosti, tra preghiere e gioiosa condivisione

È tornato il momento del devoto saluto alla Madonna del Pettoruto: l’arrivo della stagione calda scandisce come un cronometro la fedeltà dell’impegno degli ospiti della Residenza Sanitaria Assistenziale di Mottafollone (Cs) in viaggio verso il santuario di San Sosti. Per chi vive tra le mura della nostra Rsa, questo viaggio non è una semplice uscita, ma un appuntamento con la propria storia. C’è chi stringe tra le dita il medesimo rosario levigato dal tempo e chi ha preparato una preghiera nuova ma rivolta allo stesso sguardo protettivo. È un rito che si è fatto colonna portante della loro vita comunitaria: un patto silenzioso che si rinnova negli anni, una corda tesa tra la fragilità e la costanza di una presenza che non ha mai smesso di ascoltare. Lungo il percorso non c’è traccia di stanchezza, solo la consapevolezza serena di essere esattamente, ancora una volta, dove avevano desiderato di essere.

Il gruppo di 18 nonnini è arrivato al santuario nelle prime ore della mattina animato dalla gioia di poter condividere questo momento di preghiera con le famiglie. L’attesa, come sempre, ha suscitato in ciascuno un forte entusiasmo che si è alimentato anche nei giorni precedenti al pellegrinaggio quando i nostri ospiti si sono affaccendati nella realizzazione di fiori di carta e cartelloni da dedicare alla Madonna. 

Al cospetto dell’Altissima, là dove la terra si fa più vicina al cielo, sono giunti in compagnia del personale della Struttura e dei volontari della Confraternita di Misericordia di San Sosti, sempre prontamente disponibili ad accompagnare il gruppo mettendo a disposizione mezzi attrezzati per il trasporto degli ospiti non autosufficienti. Tutti gli altri hanno viaggiato sull’auto aziendale guidata dell’autista di “Villa Torano”, la Rsa di Torano Castello sempre appartenente al gruppo pgg healthcare.

La giornata è iniziata con la gioiosa accoglienza delle suore che prestano servizio al Santuario. Subito dopo, la celebrazione della santa messa, presieduta dal cappellano della Struttura, don Franco Cozzitorto, è stato il momento più sentito, durante il quale si è rinnovato l’affidamento alla Madonna del Pettoruto e se ne è invocata la protezione. Alla preghiera comunitaria ha fatto seguito la benedizione e la consegna dei fiori di carta realizzati durante le attività laboratoriali insieme ad un bouquet di rose fresche raccolte nei giardini della Rsa di Mottafollone. Un dono semplice ma fatto con le mani e con il cuore di quanti hanno voluto esprimere l’affetto e la devozione che li lega alla Vergine di San Sosti. Il saluto finale ha visto tutti i presenti radunati sotto la grande statua della Madonna che, come in un grande coro, hanno intonato canti mariani antichi e appartenenti al culto popolare del luogo. In particolare due care nonnine, Giovannina e Cornelia, si sono improvvisate soliste alterando strofe devozionali della loro infanzia e gioventù, rievocando ricordi di un tempo passato quando i pellegrinaggi venivano intrapresi esclusivamente a piedi.

Dopo questo momento di profonda spiritualità, il gruppo ha raggiunto il salone della Basilica per degustare il pranzo offerto dalla Residenza e preparato dalla cuoca di Struttura Jessica Ruggero. Un momento di convivialità che ha permesso agli ospiti di uscire dalla loro routine residenziale e condividere momenti preziosi con i propri cari, con il personale, volontari ed accompagnatori e, non ultimo, col sacerdote don Franco, in un clima sereno, gioioso e familiare.

Il rientro in Struttura nel primo pomeriggio ha portato con sé la quiete del ritorno, un filo di stanchezza che non è peso, ma il segno tangibile di una giornata vissuta pienamente. Negli occhi degli ospiti una luce nuova: quella scintilla che solo la condivisione profonda può accendere e che rende ogni momento di vita comunitaria una preziosa risorsa per l’anima. Questo pellegrinaggio non è mai un evento isolato ma il culmine di un percorso di cura che mira a sostenere la persona nella sua interezza e che si propone di promuovere il benessere psicologico e spirituale dei nostri ospiti, offrendo loro occasioni di pace e introspezione, ma anche valorizzare i ricordi e le tradizioni personali, permettendo a ciascuno di onorare il proprio vissuto e la propria identità, e rafforzare le relazioni affettive con i familiari, creando ponti di tenerezza che superano ogni distanza. Nel santuario ognuno ha lasciato un pezzetto del suo domani, pronto a custodirlo fino al prossimo, attesissimo cammino.

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