Ben radicata nella memoria collettiva, la Struttura si rivolge al futuro pronta a scrivere nuove pagine di umanità

Nel tepore della primavera, il 22 aprile scorso, la Residenza Sanitaria Assistenziale di Mottafollone (Cs) ha celebrato un traguardo che va ben oltre il semplice scorrere del tempo, ovvero, i suoi dieci anni di attività, intrecciati di cura, ascolto e quotidiana dedizione. Per questo importante compleanno, è stata promossa l’iniziativa “Rsa Mottafollone 10 anni insieme” quale occasione unica di condivisione: una giornata densa di emozioni che ha riunito ospiti, familiari, operatori e rappresentanti istituzionali in un clima di autentica comunione.

L’attesa della festa è stata essa stessa parte del racconto. Nei giorni precedenti, infatti, gli ospiti, guidati dall’équipe multidisciplinare, hanno dato forma a un laboratorio grafico-creativo che si è rivelato uno spazio di espressione e memoria. Da mani pazienti e sguardi partecipi è nata una tela commemorativa, attraversata dalla scritta “10 anni insieme” e impreziosita da parole che racchiudono l’essenza della vita in Struttura: famiglia, cura, dedizione, supporto, benessere… parole semplici e profonde, che negli anni si sono fatte esperienza concreta. Sulla tela, con il riso colorato, hanno preso forma mani giunte in preghiera, strette attorno a un rosario, accompagnate da una dedica speciale, segno di una devozione silenziosa e fedele, che ogni giorno si rinnova nel Santo Rosario recitato con costanza dai nostri ospiti. Questi ultimi, con la stessa cura, hanno realizzato pure le bomboniere in segno di gratitudine: bottigliette di vetro colme di riso colorato, chiuse da tappi di sughero, come frammenti di festa da donare e custodire. Suggestivo anche l’allestimento dell’“Angolo dei ricordi” che ha preso vita come un piccolo scrigno del tempo mettendo in mostra fotografie, album e frammenti di storia, tra cui la raccolta custodita con cura dell’educatrice Maria Pia Iaccino, presente sin dai primi giorni di vita della Struttura. A completare il tutto, le icone del numero dieci, realizzate artigianalmente in polistirolo dagli stessi nonnini, quasi a voler dare forma visibile a un traguardo costruito insieme.

All’arrivo della Governance aziendale, un segno semplice ma carico di appartenenza ha unito ogni presenza: al personale è stata donata la maglia “RSA MOTTAFOLLONE – 10 anni insieme”, indossata con orgoglio da chi era in servizio e da chi, pur fuori turno, ha scelto di esserci, rendendo tangibile l’appartenenza ad una comunità che si riconosce e si celebra. Agli ospiti, invece, è stato consegnato un cappellino con la stessa dicitura, lieve e simbolico come l’augurio che custodiva: quello di giornate luminose e di tempo ritrovato all’aria aperta. Un invito gentile a vivere gli spazi della Struttura (chiostro e terrazzi) e ad aprirsi anche all’esterno, tra passeggiate e visite guidate, lasciandosi accompagnare dal bel tempo e da rinnovati desideri di condivisione.

Ad aprire i festeggiamenti con i saluti di benvenuto è stata l’educatrice Gessica Sollazzo che, con consueta sensibilità, ha sottolineato il valore umano e professionale di quest’esperienza decennale, restituendo il senso di una comunità fondata sull’accoglienza e sulla familiarità. Il suo ringraziamento si è esteso agli ospiti, al personale e alle famiglie, veri protagonisti di questo cammino, senza dimenticare la famiglia Poggi, fondatrice della Struttura, il Direttore sanitario Giovanni Rosignuolo e il Coordinatore amministrativo Enzo Ferraro, figure centrali nello sviluppo e nella continuità del servizio.

A seguire, l’intervento dell’amministratore unico Gianmario Poggi Madarena ha portato con sé lo spessore e la bellezza della gratitudine, dando voce all’emozione per un traguardo che è insieme punto di arrivo e nuovo inizio. Il momento più solenne è giunto, poi, con la benedizione impartita dal vescovo Stefano Rega, accompagnata dalla voce intensa e avvolgente della solista Concetta Bisignani, direttrice del coro parrocchiale di San Sosti. Nelle parole del monsignore, la Rsa Mottafollone è stata riconosciuta come luogo di autentica accoglienza, in cui la fragilità trova rispetto, attenzione e dignità.

Nel corso della cerimonia, le targhe consegnate al vescovo Rega, all’amministrazione comunale di Mottafollone rappresentata dal sindaco Romeo Basile e dal vicesindaco Giancarlo Iannuzzi, al cappellano don Franco e al direttore Rosignuolo hanno rappresentato un segno tangibile di riconoscenza per una presenza costante e partecipe. Ma il momento più intenso, capace di toccare corde profonde, è stato il tributo al fondatore Massimo Poggi: nelle parole dell’educatrice Francesca Paletta si è riflessa la consapevolezza che tutto ciò che oggi esiste affonda le radici in una visione lungimirante, capace di trasformarsi in realtà viva. La consegna della targa è stata molto più di un gesto simbolico, è stata la restituzione di un sogno divenuto comunità. Commosso, quest’ultimo, ha simbolicamente abbracciato tutti i presenti con le sue parole dense di emozione e ricordato i primi passi della Rsa che si sono compiuti alla presenza di cuori volenterosi e mani forti nonché di tante persone che si sono fidate e affidate e che, ancora oggi, si nutrono delle cure amorevoli della Struttura, una tra tutte la signora Santina presente fin dai primissimi momenti.

Non meno significativo il ringraziamento rivolto al personale: Enzo Ferraro, Emma Cristina Occhiuzzo, Giovanna Tarsitano, Giampiero Bencardino e Maria Pia Iaccino che con costanza e dedizione hanno costruito, giorno dopo giorno, la qualità della vita all’interno della Struttura, rendendo ogni gesto parte di un impegno più grande.

Subito dopo, l’ospite Cozzetto ha consegnato al vescovo Rega il quadro confezionato con cura e dedizione. In quell’istante, la voce vivace e affettuosa della simpatica signora Paolino ha riempito l’aria, dando parole a un sentimento condiviso: «Vescovo Rega, nel gioioso anniversario dei dieci anni insieme della Rsa di Mottafollone, desideriamo offrirle un pensiero colmo di affetto e riconoscenza. A lei doniamo questo segno di devozione e gratitudine: mani giunte in preghiera, intrecciate al Santo Rosario, simbolo di una fede semplice e profonda, che appartiene a noi ospiti. Una fede che si rinnova ogni giorno, fatta di speranza, fiducia e amore. Grazie per la sua presenza, per la sua guida e per la vicinanza che continua a donare alla nostra comunità. Con affetto e gratitudine». E in quel dono, tra immagini e parole, si è raccolto il cuore silenzioso e autentico di un’intera comunità.

La musica ha, poi, attraversato la giornata come un filo invisibile, capace di unire e amplificare le emozioni. La performance della cantante Giorgia Mollo ha regalato momenti di intensa partecipazione, alternando brani in italiano e in inglese che hanno saputo parlare direttamente al cuore dei presenti, creando un’atmosfera sospesa tra memoria e bellezza.

A concludere la celebrazione, il momento conviviale al piano terra ha restituito il senso più semplice e autentico dello stare insieme: sorrisi condivisi, racconti che si sono intrecciati, la leggerezza di un sottofondo musicale e la dolcezza delle proposte della pasticceria “Dolci Cristalli” di Angela Coppa, che ha offerto il gelato agli ospiti.

Il tradizionale taglio della torta, atteso e simbolico, ha chiuso la giornata come un rito collettivo, capace di racchiudere in un gesto la gioia di ciò che è stato e la speranza di ciò che sarà. A ciascun ospite è stato donato un piccolo segno da custodire: un portachiavi, realizzato dall’Azienda per l’occasione, e una bomboniera nata dalle mani degli stessi ospiti. Oggetti semplici, ma carichi di valori e sentimenti, intrecciati di cura e partecipazione, come tracce tangibili di un momento condiviso e di una memoria che continua a vivere nel tempo.

Questa celebrazione ha reso visibili i suoi obiettivi più profondi quali quelli di onorare un anniversario importante, rafforzare il senso di appartenenza, valorizzare il ruolo attivo degli ospiti e consolidare il legame con il territorio. Dieci anni alla Rsa Mottafollone non sono soltanto una misura del tempo, ma una narrazione viva fatta di dignità custodita, relazioni autentiche e cura quotidiana. Uno sguardo che, pur radicato nella memoria, continua a rivolgersi con fiducia al futuro, pronto a scrivere nuove pagine di umanità condivisa.

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