Le tante sfaccettature della Settimana Santa vissuta dagli ospiti della Rsa di Spezzano Albanese
La Pasqua è la festa cristiana più solenne perché celebra la resurrezione di Gesù Cristo e simboleggia la vittoria sulla morte e il passaggio a nuova vita. Celebrarla significa cogliere il mistero di una rinascita che non è un semplice ritorno al passato, ma un’evoluzione coraggiosa. Un ponte tra passato e futuro che per gli ospiti della Residenza di Spezzano Albanese (Cs) rappresenta, ogni volta, un evento nuovo, nelle sue infinite proposte educative e sfaccettature devozionali, ma contemporaneamente un ritorno alle sensazioni più care e più dolci, quelle che per la loro intensità e bellezza sono in grado di resistere allo scorrere del tempo ed all’affievolimento della memoria. I simboli più potenti della Pasqua, quali l’ulivo, la colomba e l’uovo di cioccolato fungono, allora, da stimoli sensoriali ed emotivi che riescono a bypassare la fragilità e ad ancorare il presente alle emozioni più piacevoli. Così, anche quest’anno, i riti pasquali hanno rappresentato un momento fondamentale per il benessere psicofisico dei nostri nonnini unendo, spiritualità, tradizione e socializzazione.
Le attività che hanno caratterizzato il periodo di preparazione alla Pasqua non sono state solo di carattere religioso ma strutturate dall’équipe multidisciplinare in modo da stimolare, tra le altre cose, le funzioni cognitive e potenziare le abilità pratico-manuali degli ospiti oltre che per contrastare l’isolamento attraverso la partecipazione attiva e collettiva. Tra i vari appuntamenti, quello per la preparazione delle palme benedette e dell’ulivo ha inciso positivamente sul coinvolgimento dei nonnini, pronti a recuperare i ricordi più belli legati alle pratiche popolari del territorio di appartenenza, ma soprattutto sulla loro sensazione di autoefficacia sollecitando le abilità fino-motorie. I nostri ospiti si sono piacevolmente adoperati per pulire e tagliare i rametti di ulivo e per ornarli con nastrini colorati: il manufatto finale non è stato per loro solo un “lavoretto” ma la creazione di un oggetto sacro carico di valore identitario, simbolo di un’appartenenza alla comunità che non si è mai indebolita. Le educatrici hanno favorito anche il dialogo mettendo in atto la Terapia del ricordo e non solo, incoraggiando un confronto sull’ulivo che è considerato il simbolo della pace e della riconciliazione e, ancora, della speranza e della rinascita anche quando tutta la fiducia nel futuro sembra esaurirsi, schiacciata da estreme fatiche o dalla malattia.
Gli ulivi sono stati, poi, benedetti da don Giuseppe Straface, parroco della chiesa della Madonna del Carmine di Spezzano Albanese, all’interno della celebrazione della Santa messa che ha sancito in Struttura l’inizio della Settimana Santa, un periodo che per molti anziani evoca ricordi d’infanzia, tradizioni familiari e un forte senso di devozione. Nello stesso giorno è stata recitata anche la Via Crucis, un rito profondamente radicato nella tradizione popolare che ha rappresentato per loro un’esperienza immersiva, un viaggio narrativo ed emotivo “accanto” a Gesù Cristo nel suo doloro cammino verso la crocifissione sul Golgota.
Nel giorno precedente al Triduo Pasquale, i nostri nonnini hanno anche addobbato i germogli di grano da portare in chiesa. Ad inizio Quaresima, infatti, i chicchi di grano e le lenticchie erano state messe a dimora all’interno di contenitori che, giorno dopo giorno, erano stati dolcemente curati ed inumiditi per far sì che potessero germogliare come simbolo del corpo di Gesù morto nel sepolcro e della vita dopo la resurrezione. Questo rito ha portato loro conforto, mantenendo viva una tradizione molto sentita che li ha resi orgogliosamente parte attiva nella predisposizione dei riti della Settimana.
Giovedì santo don Luigi Martino, vicario parrocchiale di Spezzano, ha celebrato la messa di Coena Domini eseguendo la lavanda dei piedi a sette ospiti. Il rito cristiano dal forte impatto simbolico ha rievocato un episodio fondamentale del Vangelo, avvenuto durante l’Ultima Cena, e la condivisione di questo altisonante momento ha fatto sentire i nostri ospiti protagonisti di un progetto comunitario dall’alto respiro spirituale. L’offerta del pane benedetto che è avvenuta subito dopo ha rappresentato, poi, un gesto di estrema delicatezza e contemporaneamente il mandato cristiano dell’amore fraterno condensato nella massima “amatevi gli uni con gli altri”.
Accanto alle sfumature sacre, non poteva mancare il tributo alla golosità che trova massima esaltazione nell’apertura dell’uovo di Pasqua, momento che unisce sempre gioia e convivialità. Il cioccolato che si scioglie in bocca è un balsamo per lo spirito ed il palato, un incentivo potente per il benessere psico-fisico anche degli ospiti più esigenti, un’occasione unica per rivivere e raccontarsi simpatici aneddoti legati alla rottura delle uova in famiglia e, quindi, rafforzare la propria identità. Le uova di cioccolato hanno anche caratterizzato l’incontro gioioso tra i nostri ospiti ed i loro cari che, tra un dolcetto tipico ed una risata, hanno vissuto momenti semplici ma indelebili, dal sapore unico, intimo e familiare.
I riti pasquali si sono conclusi con la festa patronale del 7 aprile con la consueta solenne processione della Madonna delle Grazie che ha benevolmente “salutato” i nostri ospiti, trepidanti e commossi, sui balconi addobbati a festa.
